Armadio Blindato Portafucili Usato

Armadio Blindato Portafucili Usato

Scarto
[lo] con questa parola, tutt’altro che bella e di significato non univoco, i tecnici (? ) del tiro e del tirare hanno definita  « La distanza che passa tra il centro del rosone e il bersaglio mirato». Secondo i loro computi fondati in osservazioni fatte su i tiratori ai piccioni, questa distanza, ossia questo scarto, sarebbe di un centimetro per metro. A trenta metri trenta centimetri. La conseguenza vorrebbe che, con gli schioppi a doppia strozzatura, l’uccello o altro animale a cui si tira, rimarrebbe colpito quasi sempre non col centro della rosa, ma con i pallini esteriori. Cosicché si vien a credere che un tiratore mediocre uccida solo il 25 per cento degli uccelli, a cui tira. Oh, padellari, fatevi coraggio, siamo quasi al vostro trionfo.

Scatenamento
1’allentarsi delle commessure e della serratura di un’arma, e lo scommettersi di certe parti combacianti.

Scatenarsi
il fatto dell’indebolirsi le chiavi e gli altri congegni di serratura di uno schioppo.

Scatto
lo scattare. § Il punto dell’acciarino dal quale scatta il cane premendo il grilletto. § Scatto leggero: il punto o tacca della noce che scatta con leggera pressione. § Scatto duro: quello meno facile a scattare e richiede più pressione del dito. § Alleggerire lo scatto: renderlo più facile a cedere sotto la pressione del dito. § Indurire lo scatto: renderlo meno labile a la pressione: «Gli scatti dello schioppo si provano sgrillettando»

Schioppa
è termine veneto ed emiliano, anzi l’unico usato in queste regioni per indicare lo schioppo a due canne. Ed è registrato dal Tommaseo con la solita sua diligenza ed acutezza di lessicografo. Non so però se sia giusto il dubbio da lui enunciato che il vocabolo, in veneto, contenga un po’ d’ironia. Credo anzi che codesto dubbio non abbia alcuna ragion d’essere. Del resto la forma femminile è propria anche del dialetto genovese (Schiuppetta) e apparisce anche in un luogo della Marsica, ossia di un territorio mezzo abruzzese e mezzo romano. «Si vo’ aver sempre la scarsella netta (vuota) Compra orologio, chitarra e la sclopetta». A l’Accademia il giudicare. (v. a Schioppo).

Schioppettata
colpo di schioppo sia come botto, sia come percossa. § ‑ A pallini: con carica di pallini da caccia, dei quali si distinguono dodici o anche tredici grossezze più la Migliarino che è la più piccola: i Pallettoni che sono i più grossi. § ‑ A palla: con sola una palla. E, se non ci si uniscono alcuni pallettoni si dice A palla asciutta. La palla, con qualche pallettone si usa per il cinghiale, il cervo e il lupo. § ‑ A Polvere: senza munizione. A una sbercia che fallisca tutti i tiri si, dice:  «O che tiri a polvere?». § Dicesi per Tiro «Bella schioppettata!»

Schioppo
L’arme da fuoco che si usa per le cacce nostrali, specie a gli uccelli e a le piccole fiere. Sono voci antiquate Arcobuso, Archibugio, Canna.Ma già nel  1600 era in uso la voce Schioppo per distinguere quest’arma da quelle da guerra. Canna dicevasi con significato più specifico a indicare il calibro, che allora si designava col criterio dell’uso. Le varie canne si denominavano così: Canna da borrita, Canna per tirare a fermo, Canna da valle o palude, Canna da volo (ossia per tirare agli uccelli in volo). Se quella per palude era molto pesante, ossia di calibro molto grosso e non poteva portarsi, ma si sparava con appoggio al suolo, si chiamava a cavalletto.E lo schioppino da ragazzi, di calibro minimo, dicevasi Schizzetto. Storicamente poi lo Schioppo è stato a miccia (sec. XIV) e si accedeva a miccia; a ruota nel quale una rotella di acciaio dentato, mossa da una molla, toccava un pezzetto di pirite, le cui scintille accendevan la polvere; a pietra focaia,ossia con l’acciarino e il cane, il quale, cadendo a scatto portava la pietra focaia, che teneva avvitata tra le mascelle, a percuotere contro uno scudetto versatile di acciaio, in modo che da l’urto sprizzavano le scintille per incendiare la polvere dello scodellino.E questo scodellino era una piccola concavità esterna dell’acciarino, la quale corrispondeva al Foro della camera; tanto che la carica della polvere interna, ingranando, per questo foro, veniva ad unirsi alla esterna dello scodellino, e l’accensione di questa provocava lo scoppio della carica interna. E tutta questa parte, dove avveniva l’accensione, si chiamava Focone.Venne poi lo schioppo A fulminante,detto meno propriamente a capsula e anche a cappelletto,ilquale su tutti i precedenti aveva il merito di aver sottratto l’accensione della polvere al contatto dell’aria e dell’umidità esterne.
Tutti questi però erano A bacchetta,ossia si caricavano da la bocca. Solo gli odierni a retrocarica possono credersi un vero perfezionamento, perché offrono maggior sicurezza e prestezza nel caricarli e scaricarli, minor impiccio di arnesi sussidiarii, richiedono minor servitù, e danno quasi la certezza assoluta che ogni colpo sia uguale a l’altro.
Non è però a credersi che le canne odierne abbiano maggior portata delle antiche. Sappiamo, per testimonianze autorevolissime, che le lunghissime canne del secolo decimosettimo con la carica reale tiravano a 75 passi, e con l’ordinaria a 65. Oggi la strozzatura semplice e doppia ha aumentato la portata delle canne anche corte rendendo gli schioppi molto più manevoli, e questo è un beneficio immenso: ma conviene non dimenticare i meriti del passato. Essi possono tornarci di ammaestramento prezioso a progredire ancor più.
Nel fatto i grandi armaioli e gli studiosi di quest’arte credono e professano che solo le canne di oltre settantasei centimetri, e di ottanta (che sono le più lunghe) riescano a dare una portata notevolissima e a sentire il vero beneficio della doppia strozzatura. E prescrivono questi schioppi pei tiratori ai piccioni. Ma, come è noto, lo schioppo troppo lungo non è certo il più manevole a caccia (v, Mire e Impostarsi).
§ Schioppo aperto: non serrato, ossia con le canne aperte da la culatta. Questo può avvenire per caricarlo, osservarlo a l’interno o per qualunque altra ragione, e per inavvertenza. «Bada, hai lo schioppo aperto»; ‑ armato: coi cani alzati a tutto punto; ‑ carico: con le cartucce entro la camera; ‑ curvo: quello nel quale la guancia del calcio rimane più sotto a la linea retta prolungata della bindella (v. Curvatura); ‑ dritto: quello in cui la guancia suddetta rimane meno lontano dal prolungamento della bindella (v. Drittezza); ‑ duro di scatto: il cui scatto richiede una pressione forte del dito sul grilletto per far cadere il cane; ‑ equilibrato quello in cui la parte anteriore, ossia le canne e un po’ del massello, e la posteriore, ossia il resto del massello e tutto il calcio, rette in bilico poco sopra al ponticello, son di peso uguale; ‑ imboccato: turato entro la bocca o le bocche da qualche cosa. È noto che lo schioppo imboccato, se venga sparato per inavvertenza, può scoppiare nelle canne; ‑ imbracciato: portato su le due braccia reggendolo con le due mani, la sinistra sotto l’asta, la destra per l’impugnatura. È questa la posizione specifica di preparazione al tiro (v. Imbracciare); ‑ impostato: alzato a la faccia e stretto contro allo sterno e la spalla com’è necessario per prendere la mira e aggiustare il colpo; ‑ impugnato: retto con una sola mano sia per spararlo, o sia per  palleggiarlo; ‑ leggero di scatto: quello il cui grilletto richiede pochissima pressione del dito per far scattare il colpo; ‑ montato: coi cani alzati a tutto punto. ‑ È sinonimo di armato; ‑ scarico: senza carica dentro; ‑ scatenato: quello in cui le varie parti della serratura non serrano più bene o calettano debolmente e le canne stesse non hanno più la rigida immobilità, che prova la coesione dell’arme in buono stato; ‑ vuoto: senza carica. Sin. di scarico; ‑ a bacchetta: si chiamano tutti quelli che si caricano da la bocca. Dunque tutti gli antichi sono genericamente a bacchetta;‑ a retrocarica: sono tutti quelli che si caricano da la culatta o da la camera; ‑ a canne fisse: si dicono quelli, in cui le canne a retrocarica, restano fisse al calcio e al massello (non si aprono) e il caricamento si fa dal calcio (Darne); ‑ a canne mobili: i più comuni in cui le canne, rette da l’asta, a l’aprirsi della serratura si staccano dal massello scoprendo la camera, dove debbono entrare le cartucce: ‑ a una canna: gli schioppi a un sol colpo e a più colpi, i quali debbano passare per la stessa canna unica. Gli schioppi a ripetizione sono tutti a una canna: ‑ a due canne: quelli con canne accoppiate sotto 1’istessa mira. In parecchie regioni d’Italia questi schioppi vengono chiamati Schioppe, col nome femminile.
In altri paesi poi si usa il sin. Doppietta analogo a Tripletta.Le due canne poi possono essere affiancate, e si chiamano allora la prima e la seconda, ossia la destra e la sinistra. Possono essere sovraposte, nel qual caso noi dovremmo chiamarle Schioppo a l’italiana, perché così ebbe nome essendo stato un’invenzione nostra. In quest’arme, la prima diventa sottoposta, e la seconda, su cui è la mira rimane la superiore. (v. per la storia e le ragioni tecniche «II Cacciatore Italiano», n°. 5‑XI‑33). Gli stranieri lo chiamano Ovundo sottosopra. A tre canne: è di due affiancate e una sotto queste, al posto della bindella inferiore. Quest’ultima è di un calibro molto minore delle superiori, perché serve per tirare  a palla nelle cacce grosse. Oggi, forse con ragione, prevale la denominazione di Tripletta, analoga a Doppietta. Del resto non è forse male continuar le denominazioni «A una, A due, A tre canne» specie perché anche gli schioppi moderni a una canna sola, ma a più colpi, ossia col serbatoio delle cartucce interno, prendono nome diverso dai loro inventori o da le fabbriche costruttrici. Oggi presso di noi prevalgono nell’uso i Browning e i Cosmi, il primo a 5, il secondo anche a otto colpi, col serbatoio delle cartucce interno. A quattro canne: ossia a 4 colpi; ma così i vecchi a bacchetta, come, se ci sieno, i nuovi a retrocarica, più che armi pratiche vanno ritenuti virtuosità costruttive di armaioli. A ripetizione: si chiamano quelli a una canna sola, la quale può sparare automaticamente più colpi di fila senza ricaricare, in grazia di un serbatoio interno delle cartucce, e del congegno che a ogni colpo  sostituisce una cartuccia piena a la vuota. A rotazione: costruito con un tamburo rotante, che porta le cartucce una per una a imboccare la canna. Con l’armamento automatico: quella che, quando si rinchiude lo schioppo dopo averlo caricato, ne arma i cani automaticamente. Con l’ejettore: fornito del congegno, da cui sono espulse le cartucce sparate fuori delle canne. Con l’espulsore che nell’aprirlo non getta fuori le cartucce da le canne, ma le spinge fuori dalla camera quanto basta a poterle estrarre tirandole pel fondello.
Nota. Il criterio secondo cui si distingue lo schioppo da caccia agli uccelli e ai quadrupedi minori da’ le armi da fuoco da guerra e da quadrupedi maggiori, è unicamente quello della carica a pallini o a palla. Lo schioppo porta qualunque carica dei dodici o tredici numeri, che denotano la grossezza dei pallini, più i tre o quattro altri più grossi chiamati anche veccioni, ocarole, pallettoni; mentre la carabina e il fucile portano solo la carica a palla o a mitraglia. È dunque più che proprio necessario ritenere ben distinte queste armi; perché, se pure si usa «fucile» in senso generico per schioppo, lo si fa dandogli il significato indeterminatissimo di «arma da fuoco» . Cosicché, per dir meglio, non si specifica l’arma di cui si parla.

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Schioppo scavezzo
quello congegnato in modo da ripiegarsi in due parti, e potersi portare e nascondere facilmente. Notissimo e ottimo quello della Ditta Beretta.

Schioppone
lo schioppo a una o anche a due canne di calibro superiore al dieci, che si usa per certe cacce palustri; ma che, a differenza della Spingarda, può spararsi imbracciandolo, ossia senza bisogno di appoggio meccanico a sostenere le canne o la canna.

Schizzetto
dicesi anche dello schioppino da fanciulli col quale si tira a fermo e ad uccelletti, che si possano avvicinare facilmente. Esempi del sec. XVII. Suo sinonimo può essere schioppino; ma il primo è sempre quello a una canna, mentre il secondo può essere anche a due, ma di calibro piccolissimo. «Ho regalato a mio nipote un bello schioppino a due canne del calibro 36».

Scoppiolare
fare delle coppiole. Ma bene spesso prende il significato di tirare i due colpi senza colpire. «Quando senti scoppiolare stretto stretto e spesso, di’ pure: ecco un bombardiere».

Seguire con la mano
determina Il fatto del tiratore, che, puntato l’animale corrente o volante, non ferma lo schioppo al momento dello sparo, ma continua a moverlo conservandone ilpuntamento dinanzi, sopra o sotto l’animale come prescrive l’arte e con la stessa velocità dell’animale. La ragione di questa regola è che, per colpire animali volanti o correnti, è necessario buttar sempre la botta non dove essi sono, ma dove saranno quando il loro moto s’incontrerà ad angolo col colpo. Se dunque si pensa che la mira deve esser presa dinanzi a loro, o sotto, o sopra, cinque, dieci centimetri, computando che, fermandosi con la mano, ossia con lo schioppo, anche solo per l’attimo, necessario a premere il grilletto, e i minimi istanti dell’accensione della carica, si dà tempo all’animale di passar oltre alla mira, ch’era stata presa, deve concludersi che la botta va, non dove si era puntato, ossia dove avrebbe incontrato l’animale, ma dove esso era poco prima. La frase fu usata prima e consacrata da Galileo, il quale la desunse dai colpitori (imberciatori) del suo tempo. Ha dunque l’autorità di un grande letterato, e della pratica vera.

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Serratura
tutto il congegno in grazia al quale si chiudono con sicurezza gli schioppi a retrocarica. «Serratura triplice, quadruplice: con la chiave tra i cani, o la chiave inglese, o la serpentina».

Sgrillettare
verb. at. Far scoccare lo scatto di uno schioppo premendone il grilletto. ‑ § Alzare e abbassare ripetutamente i cani per provare quanto sieno agili o resistenti a scattare. In questo senso è verbo neutro. § Con senso neutro assoluto vale Scattare. Es. «Nel saltare un fosso lo schioppo gli sgrillettò» .

Sottoguardia
la parte di ferro sottostante al massello, pel foro o i due fori della quale escono i grilletti.

Sottoscatto
la piastrina di ferro a squadra, imperniata entro 1’acciarino a modo di leva curva, la cui parte anteriore preme contro il gambetto dello scatto, quando la parte posteriore, che termina nel grilletto vien compressa col dito.

Sparare
scaricare o esplodere le armi da fuoco. § Si usa per «tirare»; es.: «Gli ho sparato troppo presto». Il Tomm, nota giustamente «Sparare dice più proprio il rumore che il colpo che fa».

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Sparo
lo scaricare armi da fuoco: E relativamente a la caccia, colpo di schioppo. «Quattr’ore di cacciata, tre spari». § ‑ il tiro collettivo e simultaneo che si fa ai capànni de’ colombacci e alle nocette o querciole. § ‑ Segnale dello sparo: il contare fino a tre che fa il capocaccia per ottenere la contemporaneità della scarica quando nei capanni debbono sparare più tiratori. ‑ Questo segnale può farsi anche in modi diversi, ad esempio, contando «uno, due e invece che «tre» imitare il verso della  tortora. § ‑ Fare lo sparo, e anche solo e assolutamente Lo Sparo, significa I molti colpi che vengono sparati la sera alle tese (specie a quelle montane) nei giorni che si sono presi più di cento uccelli.

Sparpagliare
è il difetto di certe canne, che, forate male, portano i pallini più che radi e irregolarmente l’uno lontano da l’altro.

Spingarda
sempre a una canna. È l’arme da caccia palustre di maggior calibro; e serve per tirare ad uccelli abbrancati e a maggior distanza. Ma non è schioppo da imbracciarsi: si spara usandone con sostegno. Corrisponde a quello che una volta chiamavasi Schioppo a Cavalletto.

Strozzare le canne
dar loro la strozzatura.

Strozzatura
1’artifizio meccanico col quale il diametro interno della canna degli schioppi vien ristretto a regola d’arte in modi e punti diversi, perché, anche con poca lunghezza, la canna stessa concentri i pallini ed abbia maggior portata. § Anche il punto della volata dove trovasi questo restringimento. § Strozzatura intera (in inglese full chocke) quella che porta il restringimento del diametro della canna al diametro del calibro immediatamente superiore. § Mezza strozzatura: quella minore della precedente (in inglese half chocke).

Sventare
v. at. rif. a schioppo. Far che perda 1’aria che ci fosse rimasta dentro. § Affievolire il colpo per qualche guasto o imperfezione. «Canna o schioppo sventante».

 

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